UN ESEMPIO A CUI GUARDARE

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 Nelle parole di David Axelrod, stratega politico della campagna democratica, che ragiona a mente fredda su questa campagna, si ritrova il genio folle che ha portato il primo afroamericano a vincere la Casa Bianca: “Candidare una persona di colore alla presidenza degli Stati Uniti non è cosa di ogni giorno, anche perché non è la cosa più facile da fare. Io ci ho pensato molto quando ho ricevuto l’offerta di Barack Obama per lavorare per la sua corsa alla Casa Bianca. Un candidato di colore, che si chiama Barack Hussein, con un passato politico inconsistente poi è una scommessa impossibile. Ci ho pensato a lungo e poi ho deciso di crederci fino alla fine, e ce l’abbiamo fatta”. La calma proverbiale di mr. Axelrod è una delle ragioni principali della sua amicizia con il nuovo presidente. Entrambi sono cool, anche nei momenti più caldi pensano sempre alla prossima mossa da fare. David Plouffe, manager della campagna, è invece la parte calda, l’istinto piegato al calcolo esatto delle probabilità. Non si è mai tirato indietro quando c’era da chiedere soldi alla campagna. Tra lui e Axelrod così diversi anche fisicamente, le cose non sono state sempre rose e fiori. Anche negli ultimi giorni della campagna, quelli più nervosi, i due si sono lanciati delle frecciate. Plouffe continuava a ripetere a menadito gli slogan inventati da lui: “più dello stesso” riferendosi alle politiche di Mc Cain simili a Bush, “Mc Cain non ci arriva” riferendosi alla distanza del miliardario repubblicano dai problemi quotidiani della gente, “Obama is the change” e così via.

Axelrod ha spesso interpretato a braccio, ma ha mostrato, a contrario di Plouffe, sempre rispetto dall’avversario. La differenza tra le posizioni dei due all’interno della macchina organizzativa “Obama for America” è stata chiarita dalla campgana una decina di giorni prima del 4 novembre: “Plouffe è il manager della campagna, Axelrod è un consulente”. E la differenza l’ha riaffermata Obama addirittura nel suo discorso da neo eletto quando ha ringraziato priima: “David Plouffe,  che ha creato la più efficace macchina politica che l’America abbia mai visto” e solo dopo con meno parole il suo amico personale: “David Axelrod che ci ha guidato nella vittoria finale”.

I due David non si sono mai visti di buon occhio, hanno sempre marciato in parallelo, affrontato i giornalisti da soli, e in modo diverso. Più aggressivo Plouffe, incapace ad ascoltare le critiche fino quasi all’indisponenza. Più condiscendente Axelrod, grande ascoltatore, con una parola per tutti, capace di intrattenersi con migliaia di giornalisti alla volta e fare contenti tutti, anche a costo di rimanere fino a tarda ora e di perdere l’aereo, mentre Plouffe era già comodamente seduto ad aspettarlo sul jet della campagna. Ma alla fine Plouffe è stata la gallina dalle uova d’oro, senza la quale la strategia  di Axelrod non si sarebbe potuta attuare. Una strategia perfetta, così come perfetta è stata la gestione economica del collega nemico. Odio e amore tra i due principali apostoli di Barack,  tanto che sull’aereo della presidenza durante la campagna, Axelrod si è lasciato andare a una battuta ironica che la dice lunga: “Nella toilette del nostro head quarter se hai bisogno di due tovagliette di carta per asciugarti quando vai a tirare la seconda esce fuori un cartello: chiedi a Plouffe”.

E’ stato solo Axelrod a presentarsi alle telecamere la notte della vittoria, Plouffe è rimasto in ombra volutamente. E lo stratega ha ribadito che per lui, politico navigato, Obama è stata una scommessa in cui ha puntato tutta la sua carriera. Il democratico infatti a causa di una malattia incurabile di una delle sue figlie si era ritirato dalla sua attività prima di essere convinto a rimettersi in gioco con Barack. Ora, lui che non ha l’età e non è tipo da pensionamento, è la persona più ascoltata della politica americana. La sua strategia non ha sbagliato un colpo e i risultati lo hanno dimostrato. Chiudendo per esempio la campagna in un tour di un giorno in Virginia North Carolina e Florida ha vinto tutti e tre gli Stati. Mandando due volte a settimana Obama e signora in Nevada Colorado e New Mexico si è conquistato tre stati altamente latinizzati. Ha vinto il Michigan un mese prima delle elezioni costringendo Mc Cain alla fuga e con la sua insistenza sull’Iowa e Ohio si è assicurato la vittoria finale. Non ha avuto paura dell’aggressività di Mc Cain and co. In Pennsylvania e infatti ha difeso il territorio lasciando i repubblicani perdere tempo e forze decisive cercando inutilmente di capovolgere lo Stato. Stanco, l’ultima notte delle elezioni ha ancora tempo per un’ultima battuta: “Qualche suggerimento per il Partito Democratico Italiano? Studierò una strategia stanott”.

Non è detto che non l’abbia fatto.

 

Francesco Paravati

UN ESEMPIO A CUI GUARDAREultima modifica: 2008-11-06T18:35:00+00:00da admin
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