CHICAGO ALLA CONQUISTA DELLA CASA BIANCA

E’ arrivato allegro come un adolescente al suo primo giorno di scuola il neo eletto presidente della Casa Bianca alla sua prima conferenza stampa da futuro comandante in capo, presso l’Hotel Hilton in South Michigan. 
Prima della conferenza un meeting informale tra il team di consulenti economici che Obama ha voluto al suo fianco in questa fase di transizione. Volti già visti nei suoi precedenti interventi e più volte elogiati, come il CEO di Google Eric Schmidt, l’ex presidente della Federal Reserve, e probabile nuovo segretario del Tesoro di Barack presidente, Paul Volcker, la governatrice del Michigan Jennifer Granholm, e altri nomi importanti dell’America pubblica e privata che Obama ha scarrozzato in giro per l’America come testimonial viventi di quello che intende per “change”. Dopo il meeting uno speech di 15 minuti sulla sua visione dell’economia, che non ha brillato a dir la verità né per oratoria né per novità di contenuti rispetto all’Obama candidato. Il motivo del suo atteggiamento cool è presto detto, ed è lo stesso per il quale Obama non ha ancora risposto al presidente iraniano che gli ha fato degli auguri provocatori salutando con favore il suo insediamento. A fianco di Obama Robert Emmanuel, il nuovo capo dello staff, repubblicano di Chicago, poco più indietro sorridente e abbronzato, come se non si parlasse anche di lui in questa conferenza, il vicepresidente Joe Biden, che si è limitato ad annuire ed a rassicurare con abbondanti oscillamenti della testa su chi sarà il capo. Un passo dietro Obama c’è Paul Volcker, quando si è parlato di economia si è avvicinato quasi a voler garantire con la sua mole ingombrante lo speech del neo eletto.
A tenere il tempo delle domande e stroncarle quando i minuti erano scaduti, con la faccia da bulldog bonaccione, Robert Gibbs, il nuovo capo ufficio stampa. Sarà solo lui, dopo aver rubato il premier alle domande, ad affrontare la stampa in un bagno di microfoni, macchine, fotografiche e telecamere, che simbolizzano la sua novità. Defilato, mischiato tra i giornalisti un sornione David Axelrod col solito computer a tracolla, che ascolta senza commentare prima di sparire dietro la tenda blu declinando ogni domanda. Sarà ancora nell’ombra da stratega politico, il suo ruolo a Washington dove sta già cercando casa. Assente giustificato David Plouffe: gli è nata una bambina, la seconda, dopo un parto difficile della moglie, e ha declinato ogni offerta nella capitale per star vicino alla sua famiglia. Dei 3 uomini del presidente (Gibbs, Axelrod, Emmanuel e Plouffe che si è defilato da solo) 4 sono di Chicago, a testimonianza del mondo in cui Obama si è formato, e della sua voglia di prendere le distanze dall’establishement di Washington. Un cambiamento anche questo ma, dal governatore dell’Illinois al sindaco di Chicago Dayle che si è tramandato col padre lo scettro di primo cittadino per quasi un trentennio, la classe politica locale è sempre stata considerata corrotta e incapace dal resto d’America. Vedremo se il presidente e i suoi uomini riusciranno a cambiarne l’immagine.
 
Francesco Paravati
CHICAGO ALLA CONQUISTA DELLA CASA BIANCAultima modifica: 2008-11-09T16:00:00+00:00da admin
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