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16/09/2008
DUE SOGNI AMERICANI
Ci sono due sogni americani che si stanno scontrando in queste elezioni che in un modo o nell’alltro segneranno la storia del nostro prossimo futuro.
Sono due sogni completamente diversi capaci entrambi di suscitare entusiasmi enormi e odi terribili. Due Americhe diverse che sfilano come in un concorso di bellezza mostrando il culo ai giurati.
Una è mora dagli occhi grandi e neri che sanno di infinite storie vissute da raccontare. I suoi fianchi sono larghi la vita stretta le gambe affusolate. I suoi capelli neri evocano battaglie e senso di protezione.
L’altra è bionda finta, la radice dei capelli leggermente castana, una bomba di fitness e salute seno perfetto, labbra alla Pamela Anderson tanto che sembra una Barbie.
Due Americhe diverse perché di Americhe ce ne sono tante, ce n’è almeno una per ogni stato che appartiene alla federazione di questo paese, e una per ogni etnia, ogni minoranza, ogni lingua, ogni religione che ci vive dentro.
Le due Americhe che stanno sfilando per noi sono le due americhe più forti, almeno in questo momento storico, le più belle, quelle che il mondo conosce e ama oppure odia.
Sono due Americhe che due persone diverse ci hanno raccontato, e incarnano a loro modo lo stesso sogno americano di poter essere eccezionali, pur non possedendone le virtù.
Un’America dove ogni razza ogni persona che ogni mattina si sveglia per andare a lavorare può realizzare il suo sogno. Un’America che vuole diventare leader di un mondo in cui non siano le armi nucleari a comandare, un’America che si ricorda che già 40 anni fa aveva capito che in guerra non c’è vittoria.
E’ un’America che vuole guidare il mondo su strade lunghe e poco battute che portano al superamento di nuove frontiere. Un’America disposta a sacrificare le sue lampadine per invertire il collasso climatico che il mondo sta subendo, un’America che si rende conto di volere troppo e di chiedere troppo, ma che per questo motivo trova strade nuove, intelligenti, diverse per arrivare lo stesso al suo obiettivo.
Non vorrei fare nomi perché non si tratta delle personalità dei candidati, si tratta del ruolo che gli americani gli hanno dato e il mondo si aspetta da loro.
Una è l’America di Obama, di chi viene da un’origine imprecisa e non sa più se ha nonni o fratelli, che ha perso le sue radici nell’inspiegabile aggrovigliarsi delle vite, e per questo fa tutti suoi fratelli, tutti sue nonne e sue sorelle, e fa del posto dove vive la sua casa, la sua origine, la sua vita. Un’America giovane che si sta ancora formando, forse immatura nel suo entusiasmo adolescenziale, ma che guarda sempre al futuro e che ogni cosa che fa, la fa pensando a cos’è meglio per dopo.
C’è un America che si preoccupa di agire bene per il futuro del mondo perché sa che la sua forza distruttiva è enorme tanto quanto quella creativa. C’è un America che si è formata nelle strade, nelle chiese, nei campi da basket e da lì ha costruito palazzi grandi e belli, ma lo ha fatto non perché altri ci potessero entrare, ha lavorato duro perché lei un giorno possa entrare in quei palazzi che ha costruito.
C’è un America che vule cambiare direzione perché da dove sta andando non vede terra, non vede un approdo, non vede una nuova conquista ma solo le stesse solide mura di casa. E il sogno di aprire le porte e di mostrare la strada agli altri. Il sogno che tutti possono essere uguali e avere pari opportunità. E’ il sogno americano di un ragazzo di colore che viveva coi nonni e che ha dimostrato al mondo che gli afroamericani possono diventare altro che giocatori di basket spacciatori o attori di cinema.
E' la nuova frontiera dell’educazione, dell’istruzione, delle motivazioni personali, del diventare uomini e donne troppo in fretta senza voler rinunciare a niente.
Gli amici del ghetto, la parità sociale, la famiglia, il potere, la politica, i palazzi, la povera gente e i lobbysti. Un America che non ha paura perché si sente guidata in una missione divina, anche se non lo dice.
C’è un altro sogno americano in queste elezioni, che è nato subito dopo, perché ingenerato da altri che ormai non avevano più sogni da vendere.
E' il sogno di una fattoria americana nel cuore dell’Alaska dove i figli crescono bene, giocano ad hockey passano le alci e gli puoi sparare per preparare la cena e i libri non sono importanti anzi andrebbero banditi. E il sogno di non dver studiare perché tanto il mondo funziona così, è andato sempre così è andrà sempre nell stessa direzione.
Basta un po’ di buon senso a guidarlo, non servono passaporti, non servono altre culture, non serve altra conoscenza perché tanto il mondo è nostro e lo conosciamo benissimo.
E' il sogno del passato, altrettanto potente, l’illusione che tutti resti come sia e ce la possiamo cavare come fecero i nostri padri, sparando alle volpi e ai nemici, difendendo la frontiera al caldo di una casa e di una famiglia numerosa, non cercando nuovi orizzonti nel freddo melting pot delle strade d’America.
Tutti e due questi sogni vogliono governare ora. Gli americani dovranno scegliere tra una reginetta di bellezza e una donna vera, forte coi forti e compassionevole coi deboli. Il mondo, anche stavolta dovrà stare a guardare.
Francesco Paravati
17:06
Scritto da: Elia Banelli
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| Tag: obama, palin, campagna presidenziale americana, sogno americano, mccain, clinton, in viaggio con obama | OKNOtizie |
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Commenti
Ciao Francesco...per caso hai letto la "thesis" di Michelle Obama? Fa una ricerca su cosa ha scritto...leggi bene..dopo mi fai sapere cosa ne pensi di questa donna che ti sembra cosi forte.
Scritto da: Susanna | 16/09/2008
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